I Cento Canti - Kabir (1440? - 1518)


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Descrizione

Oggi gli hindū e i musulmani sono concordi nel leggere la figura di Kabīr come quella di colui che volle promuovere una maggiore coesione tra i due gruppi religiosi, ma una lettura attenta della sua opera disegna una dottrina diversa, avendo questa espressamente rifiutato ambedue le religioni, criticando aspramente i loro rappresentanti. Kabīr rifiutava qualsivoglia religione "rivelata", negando decisamente autorità religiosa sia al Corano che ai Veda. Non solo:

«La nozione di Dio peculiare a Kabīr sembra andare oltre la nozione di un dio personale, a dispetto del fatto ch'egli possa a lui rivolgersi con il nome di Rām o Khudā. Nonostante egli spesso menzioni Hari, o il "nome di Rām", il contesto molto spesso suggerisce che questi sono solo dei nomi per riferirsi alla Realtà che tutto pervade - una realtà al di là delle parole, "oltre ciò che è oltre", identificata frequentemente con śūnya ("il vuoto") o con lo stato ineffabile ch'egli chiama sahaj.» (Charlotte Vaudeville, Kabīr in Enciclopedia delle religioni)

O Servo, dove Mi cerchi? Guarda! Io sono vicino a te.

Non sono nel tempio, nè nella moschea; non sono nel Kaaba, nè nel Kailash.

Non sono nei riti nè nelle cerimonie; non sono nello Yoga, nella rinuncia.

Se tu sei un buon cercatore Mi vedrai immediatamente, Mi incontrerai in un attimo.

Kabir dice: “O Santo! Iddio è il respiro di ogni respiro”.

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