Descrizione
È questo il secondo degli undici contributi che George Robert Stow Mead, tra il 1906 e il 1908, raccolse sotto il titolo di “Echi dalla Gnosi’, ed anche il secondo tradotto e dato alle stampe in questa collana “Polifemi”.
L'editore conta di proseguire nell’intento di mettere a disposizione dei lettori altri tasselli di questo prezioso mosaico.
In questa sua breve pubblicazione Mead ci propone quattro innodie estrapolate dal Corpus Hermeticum, arricchendole di commenti, considerazioni, citazioni, provenienti dalla sua personale cultura dello Gnosticismo.
Il suo lavoro non è mai improntato a una sterile erudizione o su intenti filologici: è invece animato dal fuoco dell’Iniziato, il quale scorge con occhio sicuro, senza possibilità di errore, le finalità operative e cultuali dei quattro potenti inni che lo sconosciuto estensore volle includere all’interno del Corpus.
Mead, fin dalle prime righe, dà per scontate l’origine egizia delle innodie nonché la loro destinazione liturgica, la quale poteva trovare adeguata attuazione solo mediante la loro esecuzione vocale. L’Inno è la mèta ultima di chi si è conformato alla volontà del Creatore, di chi lo ha udito e riconosciuto in sé; solo chi si è armonizzato al volere divino è in grado di innalzare gli Inni.
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