I VANGELI GNOSTICI. Vangeli di Tommaso, Maria, Verità, Filippo - a cura di Luigi Moraldi

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«La verità non è venuta nuda in questo mondo, ma in simboli e in immagini»

(Vangelo di Filippo)

La scoperta di Nag Hammadi ha avuto conseguenze sconvolgenti, che ancora si manifestano: non solo per quel che significava in sé il ritrovamento di alcuni fra i testi religiosi più alti che conosciamo, ma perché con essi affiorava una ricchissima testimonianza diretta della gnosi, che ha costretto a mutare molte delle idee acquisite. Gli studi precedenti a Nag Hammadi si dovevano fondare, infatti, in larga parte sugli scritti dei grandi nemici cristiani della gnosi, quali Ireneo, Epifanio o Ippolito. Ora, invece, tornava finalmente a parlarci, in parole spesso abbaglianti, la voce stessa degli gnostici.
Ma che cos’è la gnosi? La risposta a questa domanda è sempre stata, e sempre sarà, controversa. La gnosi di questi Vangeli, come dice il nome stesso, è cristiana, anche se duramente combattuta dalla Chiesa – e i testi vengono fatti risalire al secondo secolo. Ma, in parallelo a questa gnosi, e talvolta intrecciate a essa, si manifestano, nei primi cinque secoli della nostra èra, anche delle gnosi pagane, come l’ermetismo, il mandeismo, il manicheismo. I contatti della gnosi cristiana con tutte queste forme sono spesso più stretti che non quelli con la dottrina ortodossa della Chiesa. In quanto via alla salvezza attraverso la conoscenza, la gnosi tende a travalicare i limiti dei singoli credi e delle singole comunità sociali e culturali: anche per questo, da sempre, essa è stata avversata. Per avvicinarsi a questi testi, il lettore di oggi dovrà innanzi tutto abbandonarsi alla loro illuminante enigmaticità: essa è tale non già perché gli gnostici volessero rendere più astrusa e inaccessibile la loro dottrina, ma perché il mondo sovrabbonda di mistero.