Descrizione
Dopo tante fantasiose rielaborazioni del mito del Graal (che hanno funestato la letteratura moderna interpretando in maniera del tutto deviante e pretestuosa la leggenda del “calice” e delle sue origini) il libro di Nuccio D’Anna offre uno studio sereno, documentatissimo e oggettivo. Il Graal è un simbolo arcano, che attraversa le leggende celtiche, e si sposa con la spiritualità cistercense e cluniacense. Troppo spesso viene dimenticato che lo sviluppo di tale leggenda avviene all’interno del regno d’Aquitania dove le origini della Sacra Coppa diventano la base filosofica e teologica della Storia della Salvezza.
Oltre ad una sana quanto provvida contestazione delle teorie che sviliscono la leggenda e la deprivano di qualsiasi senso spirituale, attribuendo al “Graal” una sorta di potere magico finalizzato all’ottenimento di qualche forma di superpotere, il libro Di Nuccio D’Anna ha il merito di recuperare filologicamente le arcaiche tradizioni, i miti, i riti, che sostengono l’impianto delle “Storie” del Graal.
Ma dal testo emergono con forza i valori di riferimento dottrinali, la serietà dello studio simbolico, e la conoscenza della liturgia cristiana altomedioevale in cui il Mago Merlino non entra affatto in contradizione con i misteriosi eremiti che si insediarono nella zona Celtica e vennero accolti con quell’entusiasmo che provocò la nascita di un cristianesimo, per così dire “druidico”.
Nuccio D’Anna segue i vari filoni del Graal, partendo da Chretien de Troys ma sviluppando lo studio e il raffronto con la trilogia di Robert de Boron , di Wolfram von Eishenbach e di Albrecht von Scharfenberg.
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