Descrizione
In questa opera, che è una introduzione allo studio della dottrina sufica, l'Autore affronta l'argomento dall'interno, cioè comprendendo ed assimilando le verità permanenti ed universali di cui ogni dottrina sacra è un modo di espressione, e non dall'esterno, come è d'uso nella erudizione accademica che considera tali argomenti secondo una visuale scientifica limitata soltanto all'aspetto storico e contingente.
Oltre a lumeggiare la prospettiva intellettuale del sufismo, ponendo soprattutto l'accento sull'opera di Muhyi-d-din ibn'Arabi, il "Grandissimo Maestro", la trattazione mostra le analogie intercorrenti tra taluni insegnamenti sufici e quelli di altre dottrine metafisiche, affermando il principio secondo il quale tutte le forme tradizionali possono considerarsi come i raggi di una ruota convergenti verso il mozzo comune: la Verità una, ovvero come espressioni parziali, ma pienamente legittime, di Essa.
Il libro si conclude con un approfondito esame della realizzazione spirituale della via dei sufi.
Titus Burckhardt, appartenente a un’insigne famiglia basilese, nasce a Firenze nel 1908. Poco più che ventenne visita per alcuni mesi il Marocco, dove ritorna successivamente per un lungo soggiorno, teso alla conoscenza e all’approfondimento delle “scienze tradizionali”, cosa resa possibile anche attraverso la sua frequentazione dell’Università Al-Qarawiyine di Fes, come ricorda nel discorso Les sciences traditionnelles à Fès pronunciato di fronte ai suoi antichi compagni di studi universitari nell’autunno 1972.
Tra i suoi interessi allora, oltre alla mistica e alla metafisica, c’è l’arte tradizionale: inclinazione che gli proviene forse dal padre Cari, noto e apprezzato scultore svizzero.
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