Descrizione
Uno studio decisivo della radice vedica e brahmanica di molte tecniche meditative seguite ancora oggi dai buddhisti theravada; un utile strumento per chi desidera comprendere l’origine e l’evoluzione del Buddhismo.
Il primo libro che riconduca le forme moderne della pratica di meditazione theravada alle sue radici indiane. King, avvalendosi delle fonti autorevoli del canone pàli, del Sentiero della purificazione di Buddhaghosa e del Sentiero della liberazione di Upatissa, sostiene la tesi che il sistema meditativo theravada, che appare come una curiosa e a volte disorientante mescolanza di caratteri brahmanici e buddhisti, risulta da un adattamento di alcune tecniche dello Yoga alla concezione del mondo buddhista.
Di fatto lo Yoga, in quanto metodo, si rivelò particolarmente duttile, utile sia nella ricerca upanishadica del Brahman o in quella del Sé assoluto del Sàmkhya, sia nell'estinzione delle febbri del samsàra’ propria dell'illuminazione buddhista. Le tecniche ascetiche che sembrano dominare la religiosità indiana fin dall’epoca vedica sono dapprima rifiutate dal Buddha Gautama e poi riscoperte e inglobate dai buddhisti nel proprio sistema meditativo.
King si sofferma particolarmente sul rapporto tra jhàna e vipassanà e sul supremo stato raggiungibile, la nirodha-samàpatti o cessazione del pensiero e della percezione, ritenuta dal Buddhismo theravàda un’esperienza effettiva del Nirvàna in questa vita. Nel capitolo conclusivo l’autore spiega un metodo di meditazione poco noto in occidente, più semplificato e quindi accessibile anche ai laici, praticato attualmente in Birmania, Tailandia e Ceylon.
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