Descrizione
Il volume apparve una prima volta nel 1960, quindi nel 1974. Questa nuova edizione è integrata da una appendice che riunisce altri interventi evoliani su Jünger pubblicati fra il 1943 e il 1974 che documentano l'evolversi del suo punto di vista, ed un'ampia bibliografia italiana dello scrittore tedesco.
La scelta di Evola di presentare al lettore italiano proprio L'Operaio, tra le molte opere di Jünger, è presto spiegata: si tratta infatti di quella maggiormente significativa del primo periodo dello scrittore, che per Evola era il più importante, in cui si affronta nella sua essenza il problema della visione e del significato della vita nell'epoca moderna, soprattutto nell'era della tecnica.
Analisi di vivo interesse non soltanto negli anni in cui venne scritto, ma tuttora quanto mai attuale, dato che la Modernità ha forse modificato volto, ma nella sostanza è rimasta identica riguardo a metodologie e scopi. Sicché quanto Jünger indicava nel 1932 agli uomini più responsabili vale ancor oggi sul piano di una concezione antiborghese ed "eroica" della vita, capace di risollevarli dallo stato di abbandono psicologico in cui sembravano precipitati.
Il libro di Jünger si presenta da un lato come una acuta diagnosi del mondo contemporaneo, lontana da ogni pessimismo di maniera o di ottimismo acritico, espressa con la forza della drammatizzante fantasia di un grande artista, dall'altra come l'indicazione di uno stile di vita per non diventare succubi della Modernità e, al contrario, volgere a proprio vantaggio le sue dinamiche distruttive. Sicché l'Operaio jüngeriano non è una classe sociale e ancor meno il "lavoratore proletario", bensì il simbolo di un nuovo tipo umano capace di trasformare in forza spiritualmente formatrice tutto ciò che di apparentemente pericoloso presenta l'epoca ultima.
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