L'ossessione antiamericana - Jean-François Revel

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Una assolata mattina del mese di giugno 1981, il corpo senza vita del giovane Tino viene trovato sospeso ad una corda, sul terrazzo della sua casa di campagna, nella zona dei Castelli Romani, apparentemente suicida.
I genitori ne rimangono sconvolti: nulla avrebbe potuto indurre un giovane sano e senza problemi, esuberante e pieno di voglia di vivere, a compiere quel gesto.
Le autorità archiviano frettolosamente il caso come «suicidio», senza neppure preoccuparsi di procedere ad una autopsia; questa verrà fatta solo otto mesi più tardi, in seguito alle pressanti richieste della madre, e i risultati non chiariranno nulla. Ma il corpo di Tino viene trovato pressoché intatto. «Questa — egli dirà poi in un messaggio — è la volontà del Signore».
Qualche tempo dopo la morte di Tino avevano infatti cominciato a verificarsi strani fenomeni; quindi egli aveva cominciato a comunicare con il «bicchierino», fino ad instaurare un dialogo continuo con la madre, Maria Celeste, il fratello Alberto e la fida «tata» Rina.
Egli nega di essersi tolto la vita, e, tra le altre cose, suggerisce al fratello precise istruzioni per la realizzazione della sua cappella funebre. I dialoghi si susseguono sempre più serrati e intensi.
Tino offre una esatta descrizione della dimensione di luce e dei ruoli e compiti svolti dalle giovani entità che vi dimorano.
Infine — fenomeno nel fenomeno — riesce a «condurre» nel suo mondo le persone care suggerendo loro il sistema per uscire dal corpo e compiere viaggi astrali.
Un tipo di esperienza veramente unico, reso possibile da quell'amore che supera tutte le barriere.